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Il dipinto proviene dalla collezione del cardinal Monti, nella cui Galleria è elencato nell’inventario del 1638 col numero 405 (“Un quadro di S. Rocho che guarda un agnello [sic, per angelo] longo con cornice di noce, et un profilo d’oro) e nell’atto di donazione del 1650 sempre al numero 405: “Un Quadro del Campi, un S. Roccho ginocchiato con un ginocchio riguarda un Angelo che viene dal Cielo con una palma, nel galone sinistro viene ferito con una saetta, stà con le mani alzate, un Cane per terra vicino ad alcune macchiette, e dall’altra parte come homini armati, sopra la tela, alto onze 46., largo onz. 28., Cornice di noce, e fili d’oro” (trascrizione in L. Basso, L’Inventario del 1658 e l’Instrumentum donationis del 1650: documenti per una collezione, in Le stanze del cardinal Monti 1635-1650. La collezione ricomposta (catalogo della mostra, Milano, Palazzo Reale, 18 giugno – 9 ottobre 1994, Milano 1994, p. 111 n. 245 [405] e p. 123 n. 105 [405]).
Il generico riferimento campesco dei documenti montiani viene in seguito precisato dalle guide milanesi (Santagostino, Torre, Latuada) in favore di Bernardino, mentre il Sacchi (1872) lo riferiva ad Antonio. A lui pensa ancora Bona Castellotti nell’edizione critica del Santagostino (1980), mentre Bora lo assegna a Giulio verso la metà del settimo decennio nella schedatura dei quadri della Curia milanese nel 1987. L’oscillante attribuzione dovette precisarsi a seguito del restauro del 1989 e la tela venne definitivamente assegnata a Vincenzo Campi da Cirillo e Godi (1995) che la datarono verso la metà degli anni settanta in una fase stilistica del tutto prossima all’Inchiodamento del Cristo sulla croce del Museo della Certosa di Pavia (datato 1575). Datazione e attribuzione sono infine confermati da Paliaga (1997) che inspiegabilmente però lo dice su tavola. Mina Gregori (2000) ne rileva la doppia valenza, naturale e mistica, della illuminazione che sarà tipica anche della visione caravaggesca.

 

Vincenzo CampiCremona, 1536 – Cremona, 1591
San Rocco e l’angelo
Olio su tela, cm 230 x 180
Provenienza: Milano, Quadreria Arcivescovile, collezione Monti

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Aperto al pubblico dal 2001, il Museo Diocesano ospita una collezione permanente costituita da più di settecento opere di epoca compresa tra il IV ed il XXI secolo. Una viva testimonianza della produzione artistica ambrosiana.

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