Tutto giocato sul contrasto tra parti dorate e argentate, bulinate o non lavorate, il bell’ostensorio di Busto Arsizio presenta un piede ellittico, con alta fascia modanata, ornato da motivi a rocaille, disposti anche a determinare due grosse volute laterali; nelle partiture del piede, delimitate da costolonature rilevate, si inseriscono elementi ‘a conchiglia’ e riccioli fitomorfi. Il fusto, con nodo principale vasiforme ricco di dettagli decorativi, sorregge la teca culminante in un fastigio a timpano curvilineo (completato da un baldacchino e da due morbide volute), sormontato da una cimasa architettonica sovrastata dalla statuetta del Cristo risorto con il vessillo in mano. Alla base dei due montanti laterali scaturiscono volute vegetali sulle quali siedono due angioletti che stringono spighe di grano; altri due, svolazzanti, sono sistemati sotto la teca in modo tale che con un piede poggino sul raccordo del fusto; volti di cherubino impreziosiscono la base del ricettacolo, ornandone anche la cimasa e il culmine dei montanti. Ravvisando analogie formali con l’altare maggiore della basilica dalla quale proviene, Nicodemi attribuì il disegno di questo ostensorio al pittore Biagio Bellotti (1714-1789), autore del rinnovamento dell’abside di San Giovanni Battista. L’ipotesi potrebbe essere confermata dal fatto che il Bellotti risulta anche l’artefice nel 1775 del disegno per la bussola della porta maggiore, secondo una prassi operativa tipicamente settecentesca che coinvolge nella progettazione arti maggiori e arti minori. Renata Massa (1991) oltre a notare che disco e lunetta sono di fattura recente, segnala che si tratta di una tipologia replicata in numerose varianti dalle botteghe milanesi attive al segno dell’ ‘Humilitas’, dei ‘Due ferri di cavallo’, dello ‘Sgabello’, del ‘Carciofo’ e della ‘Croce di Malta’, come mostrano numerosi esemplari presenti in area comasca.

Terzo quarto del XVIII secolo – Argento sbalzato, cesellato, parzialmente dorato, gemme, cm 70 x 24
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